Heartbroken

Da un po’ di tempo a questa parte, il tempo da dedicare a me stessa è stato davvero molto, molto limitato. Un po’ perchè sono una stakanovista e amo immergermi con tutta la mia anima e il mio corpo quando trovo un lavoro che mi appassiona; ma soprattutto perchè l’idea di stare da sola con i miei pensieri ultimamente mi ha fatto un po’ paura.

Oggi però non ho potuto farne a meno. E’ stata una giornata pigra, dedicata all’ozio e tutto quello che ho fatto è stato dedicarmi a cose assolutamente inutili che mi hanno dato modo di mettere in standby il cervello dal mondo, sia interno che esterno.

Poi, però, mi sono imbattuta nel blog di Mery, una ragazza eccezionale che ho conosciuto la bellezza di sette anni fa nel caro world wide web e che ho incontrato per la prima volta qualche settimana fa. Non ci siamo mai viste prima, non abbiamo amici in comune e siamo cresciute in due mondi probabilmente completamente diversi. Quello che ci ha fatte incrociare è la nostra passione per la scrittura, la lettura e un’esperienza indimenticabile oltreoceano che abbiamo avuto l’onore di intraprendere entrambe all’età di 16 anni. Leggendo il suo blog, per la prima volta dopo parecchi mesi, ho avuto il coraggio di fermarmi e tirare un po’ le somme.

Chi mi conosce bene sa che definirmi una persona “comunicativa” è semplicemente un eufemismo. Riconosco di essere costantemente un fiume in piena, con mille idee, mille opinioni, mille cose da voler fare e condividere. Non sono brava a nascondere le emozioni, non so essere falsa, non so mentire. Se mi girano le palle si vede e se mi stai sul cazzo lo capisci dal mio sguardo.

Nonostante tutto, ultimamente ho notato di avere un grosso problema con me stessa. Non so più gestire le mie emozioni, non sono più in grado di affrontare certe situazioni e, probabilmente, non solo non ho più il coraggio, ma ho anche perso anche la voglia e le forza per imbattermi in certe dinamiche e problematiche.

Sono già passati 7 mesi da quando mi sono trasferita qui a Londra. Il tempo è volato spaventosamente troppo in fretta e riconosco che di cambiamenti nella mia vita ce ne sono stati davvero tanti, troppi. Sono un sagittario e per natura cerco il cambiamento. Mi annoio in fretta e ho sempre bisogni di nuovi stimoli. Ma ultimamente penso che il mio cuore ha iniziato un po’ a risentirne.

Non fraintendetemi: amo questa città, adoro quello che faccio e sono davvero super carica. Ma mi rendo conto che sto inconsciamente tentando di prendere delle distanze emotive da tutto e da tutti, perchè in qualche modo devo proteggermi.

“Nobody said it was easy”, sono le parole dei Coldplay che continuano a ripetersi in loop nelle mie orecchie. Vero, verissimo. E io ingenuamente ho pensato che trasferirmi a Londra sarebbe stato un gioco da ragazzi. Dopo 4 anni a Milano divisa tra Accademia e lavoro e un anno dall’altra parte del mondo nel pieno della crisi adolescenziale, cosa vuoi che sia trasferirsi in una città come Londra? Che differenza fa Milano o Londra? Tra le altre cose si impiega meno tempo a fare Londra-Ancona che Milano-Ancona in treno, quindi tanto di guadagnato.

Invece mi sbagliavo di grosso. Trasferirmi a Londra è stato il cambiamento più grande al quale potevo sottopormi. Non tanto per un nuovo stile di vita e una nuova cultura, ma perchè ho rimesso in discussione ogni aspetto della mia vita ma, soprattutto, gli affetti. Sono sempre stata molto indipendente, non ho mai visto la distanza come un problema, soprattutto se i sentimenti sono veri e sinceri. Inoltre, i social network sono veramente capaci di farci sentire vicino ai nostri cari anche se dall’altra parte del mondo. Ma ci sono giorni in cui vorrei svegliarmi, andare in cucina e intravedere Chantal dipingere dal corridoio. Vorrei sentire Francesco che canta sotto la doccia. Vorrei essere svegliata dall’odore della pasta al forno di mamma, mangiare le brioche della domenica che mio padre non si dimentica mai di farmi trovare la mattina in cucina. Mi manca sentire le urla di gioia di mio padre quando la Juventus segna un goal, nonostante il volume della musica in camera mia raggiunga delle soglie piuttosto illegali. Mi manca chiudermi in sale cinematografiche con Federico, guardare film impossibili insieme, tornare a casa insieme e parlare, parlare, parlare finchè non ci si chiudono gli occhi nel bel mezzo di una conversazione che non ha ne capo ne coda. Mi mancano le colazioni con Ilaria prima di entrare in Accademia. Mi mancano le giornate con Jam, fatte di musica, gossip, situazioni inverosimili e tante tante risate.

Nonostante tutto so che queste cose, per quanto fisicamente lontane, saranno sempre pronte ad aspettarmi in qualsiasi momento io voglia tornare indietro. Trasferirmi a Londra per me ha significato sopratutto ritrovare me stessa, reinventarmi. La Sarah che ho lasciato a Milano è una Sarah che non mi piaceva affatto. Ritornando indietro nel tempo, a dirla tutta, mi stavo proprio sulle balle. Ero arrivata a un punto in cui ogni volta che mi guardavo allo specchio mi sembrava di avere davanti uno sconosciuto. Inoltre, dopo i primi mesi trascorsi in questa nuova città, ho capito che non potevo lasciare le cose a metà, in sospeso. O tutto, o niente. Così, di comune accordo, io e la mia dolce metà abbiamo deciso di concludere la nostra love story e questa, probabilmente, è stata la mia botta di grazia. Pensavo di potercela fare, di poter sostenere il colpo ma invece no.

Per quanto mi resti difficile ammetterlo, ho il cuore spezzato. Sono mesi che cerco di trovare una posizione in merito e la realtà è questa: dopo esser stata a fianco a una persona per un periodo discretamente lungo, ora che sono da sola mi sento persa, vuota, emotivamente stremata. Non ho la forza e la voglia di credere che là fuori ci possa essere qualcuno che mi possa rendere felice, una metà che mi possa “completare”. No, sono tutte stronzate. Posso contare solo su me stessa, solo io posso stabilire cosa mi rende felice e cosa no e, per ora, non sono disposta a scendere a compromessi.

Perciò ora mi ritrovo qua, seduta sul letto della mia stanza, ascoltando Depeche Mode e Radiohead senza sosta, disorientata, senza sapere esattamente quale direzione stia prendendo la mia vita. Perchè come dice la mia cara Mery “[…] Avevo in mente diversi scenari, ma nessuno di loro era questo […] E’ stata soltanto l’ennesima prova di quanto la vita se ne freghi dei progetti che uno fa, o del tempo che uno ha investito in certe cose: lei cambia comunque.”

Sono sempre stata una persona con delle idee molto chiare. Ho sempre saputo a che cosa puntare nella vita, ma c’è sempre una prima volta per tutto. Queste novità, queste nuove sensazioni, mi spaventano. Vivere alla giornata mi spaventa. Avere davanti a me una lavagna completamente pulita sulla quale ricominciare a creare degli schemi, mi spaventa.

L’unica cosa che mi rimane da fare, perciò, è rimboccarmi le maniche, tirar fuori le palle, la grinta e l’energia necessaria per andare avanti e ottenere il massimo dalla nuova vita che mi sto creando qua, pur non sapendo quale sarà il punto di arrivo.

Facile a dirsi, ma, personalmente, molto difficile da farsi.

Staremo a vedere. Fatemi un in bocca al lupo.

 

S.

 

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Pause. Rewind. Play.

Giugno 2007.
Ricordo quell’estate come se fosse ieri perché probabilmente è stata una delle più belle della mia adolescenza. Avevo 16 anni e la mia unica preoccupazione all’epoca era decidere come occupare l’ennesimo pomeriggio di nullafacenza in piazza con i miei amici. I social network non erano ancora una grande cosa e gli smartphone erano fantascienza. Di foto se ne facevano parecchio, ma non chiamavamo gli autoscatti “selfie” e la qualità era così bassa che talvolta era necessaria una vivida immaginazione per capire i soggetti e le situazioni di quegli scatti rubati.

Vista da questo punto di vista sembra di parlare di preistoria, ma in realtà sono passati solo 7 anni.

Ricordo quell’estate con particolare nostalgia perché è stato anche il periodo in cui ho deciso di partire per l’esperienza più importante della mia vita. Nel 2007, infatti, avevo deciso di diventare un exchange student, perché il mio desiderio di scoprire nuovi posti aveva raggiunto livelli senza precedenti. I miei genitori non sapevano più come fermarmi e lasciarmi andare si era rivelata essere l’unica soluzione per saziare la mia curiosità. Nel momento in cui avevo deciso di lanciarmi in questa avventura, però, non avevo tenuto conto del cambiamento che si sarebbe innescato in tutto. Ingenuamente avevo pensato che me ne sarei semplicemente andata per un po’ e che una volta tornata tutto sarebbe stato come prima. Invece, no. Ovviamente tutto era cambiato, io stessa ero diventata una persona completamente diversa e, da quel momento in poi, tutta la mia vita è si è trasformata e, a dirla tutta, questo processo ancora non si è interrotto.

Così, avevo deciso di iniziare un blog, di scrivere in un angolo del web tutto quello che mi passava per la testa. Tutte le mie preoccupazioni, avventure, sensazioni e emozioni. Lo facevo senza uno scopo ben preciso e in molti momenti si è rivelato anche particolarmente terapeutico. Ma a distanza di un anno e mezzo ho smesso, con la stessa esatta casualità e leggerezza che mi avevano spinta ad iniziare.

Dal 2007 ad oggi molte cose sono cambiate: mi sono diplomata, ho lasciato di nuovo il mio paesino e mi sono trasferita nella grande città per l’università. Ho iniziato a lavorare, mi sono innamorata, ho fatto qualche viaggio, ho conosciuto tanta bella gente, sono cresciuta, mi sono responsabilizzata ma ho fatto anche io le mie cazzate come tutti i ventenni che si rispettino. Mi sono anche laureata, sono ritornata a casa dalla mia famiglia per riflettere sul mio futuro, mi sono lasciata con colui che credevo fosse l’uomo della mia vita e, soprattutto, ho deciso di ripartire e andarmene a Londra, un po’ come tutti.

È veramente difficile sintetizzare in così poche righe tutto quello che è successo dal momento in cui sono partita la prima volta. Il mondo ormai scorre troppo veloce e troppo in fretta. Non c’è più un secondo per respirare. L’unica cosa che posso dire con certezza, però, è che nel momento in cui è decollato quell’aereo (9 Agosto 2007) è decollata anche la mia vita.

Dopo 7 anni, mi ritrovo, finalmente, seduta, ferma, a ripensare a tutto quanto. La valigia è appoggiata sul letto e aspetta solo di essere chiusa per riportarmi indietro verso quella che ormai è la mia nuova casa. Riguardo le pareti che ho davanti e penso a tutti i poster che li ricoprivano. Mi rivengono in mente tutti i sogni e tutte le speranze, tutte le risate, le canzoni cantate a squarciagola e anche tutte le lacrime versate su questa scrivania. “Se solo questi muri potessero parlare” si dice. Beh, io penso che in un certo qual senso oggi loro mi abbiano dato un suggerimento: ovvero, ricominciare a scrivere. Ricominciare da capo.

Ho quasi 24 anni e oggi mi sento nervosa come quella sedicenne che sei anni fa decise di andarsene senza uno scopo preciso. Sento qualcosa di nuovo dentro di me e sento che qualcosa sta cambiando. Ho quindi deciso di esprimerlo, condividerlo e imprimerlo da qualche parte definitivamente, con una certa costanza, anche se sono un po’ arrugginita.

Sto ripartendo da zero e riparto esattamente da qua, da dove tutto è iniziato.

S.

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