Vorrei tornare indietro a quella sera di dicembre di due anni fa.
Vorrei poter tornare indietro ed eliminarla. Trovare una scusa per non uscire, togliere tutti i bicchieri di spumante e non vederti.
Stop. Rewind.
Torno al momento in cui entro in questa sala e cerco i miei amici. Sei là, sorridente, elegante. Sarà stato l’alchool ma mi è sembrato di vivere una scena da film. Tutto ciò che mi circonda non esiste più. C’è il silenzio, il suono del mio respiro e ci sei tu. Non esiste più nessuno. Sei fermo là e parli con qualcuno. Forse hai notato una presenza che ti fissa, o forse no. L’unica certezza che ho in questo momento è che in qualche modo devo parlarti. Conoscerti e farti entrare nella mia vita.

Stop.

Torno ad esattamente un anno dopo da quel primo incontro. Siamo in macchina, fuori piove e la strada per casa è ancora lunga. Tu mi alzi la voce e dici mille cose. Io non riesco neanche più a seguirti. Ogni suono emesso sembra una pugnalata sul mio cuore. Vorrei solo scendere e andarmene. Ma non posso. Sembra passata un’eternità da quando mi sembravi un angelo sceso ad illuminarmi le giornate.
Arriviamo a casa mia. Scendo. La tensione è quasi diventata una persona vivente che si è interposta fra me e te in modo prepotente. Ci guardiamo, ci salutiamo scocciatamente e ci  diamo quei due ridicoli baci che in questo momento hanno meno senso che mai.

Torno a settembre. Milano, la città attraversata da quella brezza che torna a rinfrescare le giornate. Io e te, il parco, il tramonto e una proiezione di un film. L’ennesimo della settimana. Probabilmente il 6^ della giornata. L’aria stasera è più pungente dei giorni scorsi. Mi avvolgo nel foulard e mi stringo al tuo braccio. E tu mi tieni. Mi stringi. Non mi lasci andare. E nel cuore di quel parco, illuminati solo dalle pallide luci di uno schermo, io mi sento tua, anche se in realtà non c’è nulla.

Stop. Torno sul pianeta terra.

Sono in cucina, la stessa dove abbiamo cenato, pranzato, studiato e riso insieme. Dove ci  siamo raccontati futilità e abbiamo ascoltato musica. Guardo fuori il cielo violetto che anticipa il buio della sera. Non so perchè, ma sento il tuo profumo. Mi manchi e non so nemmeno come siamo arrivati a questo punto.

Avrei dovuto dirtelo subito. Avrei dovuto subito aprirti il mio cuore. Avrei dovuto assecondare i tuoi giochi e le tue provocazioni. Sapevo benissimo che stavi tastando il terreno, ma come al solito ho reagito come un riccio. Perchè tutto questo è sbagliato. E io mi odio, mi odio da morire. E odio te. Odio il tuo sorriso, i tuoi occhi tristi e dolci. Odio il tuo profumo, la scossa che mi trasmetti quando ci sfioriamo per sbaglio. Mi odio, perchè non so se mi sono innamorata. Mi odio perchè non riesco a reagire davanti a te, perchè rimango immobile, incantata ogni volta che ti vedo. Mi odio perchè mi tremano le gambe quando sei al mio fianco, perchè mi sento a disagio ogni volta che cerchi di parlarmi come se nulla fosse.

Vorrei tornare al momento in cui io e te ci siamo presi una confidenza troppo grande. Non so neanche come sia successo. So solo che da un giorno ad un altro mi sono sentita le stesse responsabilità da fidanzata che ho con il mio ragazzo. Buongiorno, buonanotte, senti questa canzone, guarda questo film, assaggia il mio e io assaggio al tuo.

Come ci siamo arrivati fino a qui? Come siamo arrivati a questa rottura improvvisa? Come siamo arrivati fino al punto di non riuscire a guardarci più negli occhi? Inutile dire che sono solo io quella che ha l’aria di sufficienza, anche tu fai fatica. Lo vedo. Ormai so leggere il tuo sguardo.

Stop. Rewind.

Torno a quella sera, la sera del mio compleanno, in cui il mio vero cavaliere sei stato tu. Quello che mi seguiva ovunque, che non mi lasciava sola. Quello che nel momento in cui mi sono avvicinata al mio vero ragazzo si è fermato e mi ha lasciata sola. Quello che poi si è messo a fissarmi con uno sguardo mai visto prima. E i nostri occhi si sono incrociati. E ci siamo fissati. Per una manciata di secondi interminabili che sembravano minuti. Tu, i tuoi occhi malinconici, il tuo sguardo rassegnato e le tue labbra chiuse e senza espressione.

Torno a quel giorno in montagna insieme, soli, lontani nel mondo, seduti a tavola con una bottiglia di vino. Due stranieri accolti in un paesino di 20 abitanti. Tanti cupidi in pensione che ci guardavano con sguardo complice. Io che prendo la macchina fotografica e tu che mi abbracci da dietro per aiutarmi nel momento in cui ero in difficoltà.

E’ come se io e te riuscissimo a comunicare solo sotto effetto di alcolici.

Torno a tutti i momenti di disagio davanti al mio ragazzo. Quei momenti in cui mi hai detto di avere un profumo buonissimo annusando il mio braccio con una sensualità senza pari. Quelli in cui siamo rimasti in camera io e te a “picchiarci” mentre il mio ragazzo era lontano. Ancora ho i brividi a ripensarti così vicino.

Ma ora è tutto finito. Ora non c’è più nulla di recuperare. Ci guardiamo e lo sappiamo entrambi. Eppure mi manchi. Eppure ti manco. Litighiamo per cercare un punto di incontro e non riusciamo.

Ma non te lo dirò mai. No. Perchè anche adesso, queste parole, farò in modo che tu non le possa mai e poi mai leggere.

A mai più noi due.

S.

 

Noi Siamo Infinito

The-Perks-of-Being-a-Wallflower-posterVorrei parlare di questo film. Di quanto sia meraviglioso, toccante e sincero. Questo film mi ha mandato in pappa, portandomi a procrastinare più del dovuto. Mi ha trascinato in un flusso di pensiero senza fine per non parlare nel mare di ricordi in cui sono nuovamente affondata.
Io non piango per i film, è una cosa che proprio non mi riesce naturale. Per quanto essi possano coinvolgermi. Sono stata colta saltare su una poltrona del cinema guardando Iron Man, ridere fino alle lacrime guardando 7 psicopatici, ma piangere non è nel mio stile.
Ma questo film ci è riuscito e nel mio breve passato solo “La leggenda del pianista sull’oceano” era riuscito a farmi piangere così tanto da avere due occhi a palla in stile Simpsons.
E per quanto inaspettato, mi sono ritrovata a singhiozzare e ad asciugarmi grezzamente il volto con la manica della felpa (veramente, una scena patetica).
Non so che cosa sia stato di preciso: la trama, la musica non lo so. Ma se posso permettermi di fare una critica, questo film non colpisce solo per la sua trama, assolutamente non banale e prevedibile, ma questo film ti cattura anche per i suoi contenuti. In un epoca in cui i ragazzi non sanno più comunicare se non attraverso uno schermo, in cui noi giovani abbiamo perso la voglia di sognare, in cui l’apparenza è tutto (e chi più ne ha più ne metta perchè potrei continuare all’infinito), questo film rappresenta la bellezza di una vita fatta di cose genuine e concrete. In un epoca in cui la musica bisognava registrarla sulle cassette, estrapolandole dalla radio, stando lì, seduti per ore, ad aspettare con impazienza le tanto desiderate note, per creare una playlist d’amore. Si, d’amore, ma di amore vero. Perchè per amare qualcuno, per corteggiare qualcuno, una volta ci si sforzava. Una volta si combatteva.
Ma questo film non parla solo di amore, parla anche della vita, del cogliere l’attimo, delle scelte per il proprio futuro e fa riflettere su se stessi.
Questa storia mi ha colta alla sprovvista, e non passa giorno in cui io non penso a quale sia la scelta migliore per il mio futuro. Se la via da scegliere è quella del cuore o è quella della ragione.

Andate, spendete questi 8 euro, perchè ne vale totalmente la pena.
Non solo, la colonna sonora è una bomba e gli attori anche: una Emma Watson da una delicatezza indescrivibile e un Ezra Miller che non si può non amarlo fin dalla sua prima comparsa.

Solo una cosa: quando entrate in una sala cinematografica, tacete e riservatevi i commenti per dopo. Perchè vi giuro, prenderei a schiaffi chiunque mi rivolge la parola durante il film. Ma questa è un’altra storia :)

Alla prossima,

Sah

“We Accept the love we think we deserve”

Who’s that Girl?

Aaaaaand, here I am again!!!

Mancano esattamente 10 giorni agli esami, e meno di 5 ore al suono della mia sveglia.
Eppure è più forte di me. Devo rimandare i miei doveri in qualche modo.
Purtroppo però, mi trovo in difficoltà sul COME procrastinare sulla preparazione dei miei ultimi 3 esami universitari.
Sono al pari con tutte le mie serie tv preferite, mi sono fatta un lungo bagno rigenerante, mi sono pettinata, spalmata creme su creme, preparata la cena, bevuto una tisana….e anche una cioccolata calda mentre mi scompisciavo dal ridere nel guardare la mia nuova serie tv :D
Non ho resistito. E’ più forte di me. Dovevo far qualcosa. Questi libri sulla scrivania mi mettevano una certa ansia. Delle volte sembra quasi che mi parlino “Sarah, muoviti o col cappero che te ne esci da quell’ Accademia maledetta”.
Eppure non ho saputo dire di no.
Perciò ieri ho iniziato con New Girl e, decisamente, è diventata la mia nuova droga.
Zoey Deschanel è meravigliosa. La amavo già per il celeberrimo “500 days of summer”, ma soprattutto per le sue splendidamente spensierate canzoni del duo She&Him.

Perciò è così che ho ricominciato ad alimentare il mio desiderio per una vita serena e spensierata oltre oceano, fatta di caffè americani, manicure colorate, ragazzi bellissimi e simpaticissimi, clima perfetto, palme, vestiti supercolorati e graziosi che forse inizierei a indossare e tanto tanto altro ancora.

Mi sento un po’ Bridget Jones ora come ora. Seduta su alla scrivania, cercando di tenere un inutile diario senza senso, sorseggiando l’ennesima tisana nella speranza di cacciar via l’insonnia e non pensare al futuro che verrà.

Si, perchè ora come ora il futuro è la mia ossessione e all’età di 22 anni mi dicono tutti che è una cosa normale.

Perciò vi saluto così, dedicandovi la canzone che ho cantato sotto la doccia e il sito della Zoey ( http://hellogiggles.com/ )

G’Night

Sah

 

Biciclette e rotelle

Aside

Primo post di questo blog.
Lo giuro, sono MESI che ci sto provando, ma niente. Il primo post non mi riesce.
Penso che quando si inizia un blog sia necessaria una sorta di rodaggio, un qualcosa che dia un’introduzione ai vari flussi di pensieri, ma è inutile: posso spremermi le meningi quanto voglio ma non riesco.

Ho pensato a romanticherie smielate, a una recensione di un film che mi caratterizza, a qualche opinione su qualche fatto appartenente alla cronaca mondiale; alle solite poesie ad cazzum che servono a dare un’impronta di serietà al tutto. Del resto, è la prima impressione quella che conta.

Ma nada. Il mio cervello non ne vuole sapere. E se qualche mezza buona idea mi fosse balenata  per la testa nel cuore della notte, ovviamente ho rimandato fino al momento in cui risultava completamente stupida e ridicola.

Il primo post mi trasmette sempre una certa ansia da prestazione. Mi sento un po’ come una ragazzina in occasione del suo primo bacio, o di un bambino nel momento in cui sta per andare in bici per la prima volta senza rotelle.
Però io le rotelle non le ho mai tolte. Non scherzo, in bici non so andare.
Quindi ho deciso che inizierò questo blog così, puramente a caso, improvvisando. Per tornare alla bici senza rotelle, sbandando un po’ finchè non si trova l’equilibrio e ci si abitua.

E poi, ricominciare a scrivere era uno dei miei propositi del duemilaecredici, e da Queen della procrastinazione, ho aspettato l’arrivo di Febbraio per l’inaugurazione.

E per concludere, ecco la canzone di questa serata, tratta dal trailer del film “The Impossible” con Ewan McGregor (tanto amore) e Naomi Watts.

Ttys,

Sah.